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Un giorno ho capito che sarei morta. Un giorno ho capito che si muore un po’ di più ad ogni risveglio; che ogni morte è in sé una rinascita, e una rinascita comporta spesso tanto impegno e voglia di vivere. Un giorno ho capito che le persone si prendono sempre un po’ di noi, quando si allontanano, e la maggior parte delle volte non tornano indietro a restituirtelo neanche quando si accorgono che non gli serve più. Un giorno ho capito che ci sono persone capaci di ucciderci poco a poco, con precisione chirurgica, e che troppo spesso queste persone siamo proprio noi stessi. Un giorno ho capito che le esperienze negative ci segnano, e forse ci uccidono lentamente, se non siamo in grado di lasciarcele alle spalle; come vermi nella pancia ci divorano da dentro, passando per le viscere, lasciandoci solo un involucro vuoto e senza vita. Un giorno ho capito che ogni qualvolta vedrò qualcuno che amo morire, allora una parte di me se ne andrà con lui, tenendolo per mano, a fargli compagnia lontano da qui. Un giorno ho capito che non basta camminare per essere vivi, e non basta dormire per essere morti; ci sono talmente tante sfumature da togliere ogni convinzione di nitidezza tra il confine della Vita e della Morte. Un giorno ho capito che le persone non possono vivere per sempre, per quante preghiere tu faccia, per quanta convinzione tu metta in esse; e quello stesso giorno ho capito che le persone non muoiono mai dentro di noi, se non siamo noi stessi a volerlo. E, in altri giorni, ho capito invece che anche per quanto lo desiderassi, spesso non è bastata la volontà a cancellare qualcuno dentro di me. Un giorno ho capito che a volte un solo cuore non basta, per essere vivi: spesso, ne servono due, anche se è raro trovarne uno che sia compatibile con il tuo ritmo cardiaco. Ho capito che quando incontri quel cuore, allora inizi davvero a pregare che le cose che hai capito sulla morte siano solo bugie, alcuni dei tanti inganni della Vita. Ho capito che la Vita ci inganna troppo spesso, ma la maggior parte delle volte ci inganna perché siamo noi a volerlo: Lei è cruda, reale; lo spirito dei sognatori appartiene solo a noi. E’ allora che ho imparato a tenere acceso l’ orecchio del cuore, per ascoltare meglio. E’ allora che ho imparato a tenere aperti gli occhi del cuore, con qualche lente a difendersi dalle macchie scure. E’ allora che ho imparato che non si impara mai abbastanza, e non deve mai mancarci la curiosità di farlo. Un giorno ho capito che sarei morta di paura. Paura della morte. La morte altrui mi avrebbe ucciso lentamente, la mia morte fisica avrebbe ucciso le persone che mi amano, e tutto ciò mi rese consapevole che sarei morta per questa paura. Paura della mia impotenza davanti a tale dolore. Un giorno ho pensato che sarei morta di dolore, quando invece il dolore non è altro che la testimonianza del nostro essere vivi, del nostro Sentire. Muore ogni giorno chi si nutre di indifferenza, e non conosce la sofferenza poiché non conosce la gioia, e trascorre l’ esistenza al riparo di pareti di vetro a guardare il mondo, credendo che in tal modo possa conoscerlo davvero. Queste persone muoiono proprio perché non si accorgono che lo stanno facendo, come le foglie che appassiscono lentamente perdendo a poco a poco il loro colore, per poi volare via al primo soffio di vento forte. Un giorno ho capito che sarei morta, perché ero talmente felice da non poter credere di meritarmi tanto per l’ eternità, eppure mi chiedo ogni giorno Dove Metterò Tutta Questa Felicità, Perché Una Vita Intera Non Basta. La metterò qui, tra queste parole, tra i miei pensieri, tra le tue mani, tra i campi di grano e le stelle del cielo, e la lascerò sospesa perché tutti possiate vederla e crederci: La Felicità Esiste, Esiste Come il Cielo e Come il Mare, Come La Paura e il Coraggio, come Le Stelle e Il Sole. Solo che è più preziosa di tutto ciò.
E’ Felice soltanto chi Vive, e Vive soltanto chi è Felice. Un giorno l’ ho capito.
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