October 07
LAVORO IN UFFICIO.
OGNI GIORNO MI BEVO UN CAFFE'
O UN TE'
O UNA CIOCCOLATA
O DUE
ALLA MACCHINETTA.
HO UNA BOTTIGLIA D' ACQUA IN MACCHINA
SEMPRE
CHE SI ABBRONZA SOTTO IL SOLE
FORSE ANCHE VOI AVETE QUESTE ABITUDINI.
ALLORA è IMPORTANTE SAPERE (E RIFLETTERE, A PRESCINDERE DALLE CONCLUSIONI):
Bisfenolo A

Il
bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in
associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e
resine. È usato nella produzione di questi materiali da molti anni. Il
BPA è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida trasparente.
Il policarbonato viene utilizzato per produrre recipienti per uso
alimentare come le bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a
rendere, i biberon, le stoviglie di plastica (piatti e tazze) e i
recipienti di plastica. Residui di BPA sono presenti anche nelle resine
epossidiche usate per produrre pellicole e rivestimenti protettivi per
lattine e tini.
L’uso del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti è autorizzato nell’Unione europea ai sensi della Direttiva 2002/72/CE della Commissione del 6 agosto 2002,
relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a
venire a contatto con i prodotti alimentari. È inoltre autorizzato per
l’uso a contatto con i prodotti alimentari in altri paesi come Stati
Uniti e Giappone.
Ruolo dell'EFSA e attività in corso
Nella propria valutazione sul rischio relativa al bisfenolo A
pubblicata nel gennaio 2007, l’EFSA ha fissato per questa sostanza una
dose giornaliera tollerabile (TDI) di 0,05 milligrammi/chilogrammo di
peso corporeo. L’EFSA constatava che l’assunzione da parte di lattanti
e bambini era di gran lunga inferiore alla TDI; tuttavia, il parere non
indicava esplicitamente se vi erano differenze rilevanti tra i lattanti
e gli adulti a livello di eliminazione del bisfenolo A dall’organismo.
In un parere scientifico pubblicato a luglio 2008,
l’ EFSA ha concluso che in seguito all’ esposizione al BPA il corpo
umano metabolizza ed elimina questa sostanza rapidamente. Questi
risultati confermano che l’esposizione al BPA e’ inferiore ai livelli
della dose giornaliera tollerabile di 0,05 milligrammi/chilogrammo di peso corporeo, precedentemente fissati dall'EFSA. I
lattanti smaltiscono allo stesso modo i livelli in eccesso rispetto
alla TDI. Nella sua valutazione, l’EFSA ha preso in considerazione le
piu` recenti informazioni disponibili.
Domande frequenti
In che modo questa sostanza si ritrova nella nostra dieta?
Piccole quantità di BPA possono migrare dalle materie plastiche a base
di policarbonato o dai rivestimenti a base di resine epossidiche agli
alimenti e alle bevande. Il BPA può inoltre migrare negli alimenti se
la plastica o la resina è danneggiata o rotta.
Perché questi timori nei confronti del BPA?
Il BPA appartiene a un gruppo di sostanze chimiche potenzialmente in
grado di interagire con i sistemi ormonali dell’organismo (ossia che
alterano il sistema endocrino). Fin dagli anni 1930 è noto che il BPA è
in grado di imitare gli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili. Gli
effetti sulla fertilità e la riproduzione nonché sul sistema endocrino
(ormonale) sono stati oggetto di numerosi dibattiti scientifici, anche
a fronte di segnalazioni di effetti a basse concentrazioni nei
roditori.
Perché l’EFSA ha svolto una nuova revisione del BPA nel 2006?
Sono stati pubblicati circa 200 articoli scientifici sul BPA dall’epoca
dell’ultima revisione, effettuata dal comitato scientifico per
l’alimentazione umana della Commissione europea nel 2002. C’era quindi
la necessità di riesaminare i dati, compresi questi nuovi studi. La
revisione è stata svolta dal gruppo di esperti scientifici sugli
additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i
materiali a contatto con gli alimenti (AFC). Alcuni studi, tra cui uno
studio condotto su due generazioni di topi pubblicato nel 2006, hanno
fornito agli esperti nuovi dati, che in passato non erano disponibili.
Il gruppo AFC ha riesaminato il parere del 2002 sulla scorta di
ulteriori prove delle differenze significative tra l’uomo e i roditori,
nonché di elementi scientifici più convincenti che riducevano le
incertezze sul livello di rischio considerato nel 2002.
A quali conclusioni è giunto il gruppo di esperti nel 2006?
Nel suo parere scientifico sul bisfenolo A il gruppo di esperti
scientifici AFC ha concluso che, a questo punto, dopo un’approfondita
revisione di tutti i dati disponibili, esistono le condizioni idonee
per definire una dose giornaliera tollerabile definitiva anziché
provvisoria. L’esposizione umana al BPA attraverso la dieta,
considerando anche l’esposizione di lattanti e bambini, è di gran lunga
inferiore alla nuova TDI.
Vi sono particolari motivi di apprensione per i lattanti e i bambini?
Nella sua valutazione del 2006 il gruppo AFC dell’EFSA ha avuto estremo
riguardo per i lattanti e i bambini, che appartengono al gruppo con la
più alta esposizione dietetica potenziale al BPA in relazione al peso
corporeo. Le stime del gruppo di esperti scientifici relative
all’apporto sono fondate su calcoli di tipo conservativo (“caso
peggiore”). Gli apporti potenziali calcolati per lattanti e bambini
sono ritenuti ben inferiori alla TDI. Nell’aprile 2008 il programma
nazionale di tossicologia statunitense (NTP) ha concluso in un progetto
di rapporto che, agli attuali livello di esposizione, sussistono dei
timori in relazione agli effetti neurali e comportamentali nei feti,
nei lattanti e nei bambini. Inoltre, alcune relazioni elaborate da
Health Canada e Environment Canada hanno suscitato timori su eventuali
effetti nocivi su neonati e lattanti e, in particolare,
sull’eliminazione della sostanza dall’organismo dei neonati e dei
lattanti. Il 19 aprile è iniziato a decorrere in Canada un periodo di
consultazione di 60 giorni al fine di determinare se vietare
l’importazione, la vendita e la pubblicità dei biberon contenenti
bisfenolo A.
Che cosa sta facendo l’EFSA in relazione ai timori emersi di recente?
La Commissione europea ha chiesto all’EFSA di procedere ad una
valutazione delle differenze esistenti tra i lattanti e gli adulti
nell’eliminazione del bisfenolo A dall’organismo, alla luce delle
informazioni e dei dati più recenti. In un parere scientifico pubblicato a luglio 2008, l’ EFSA ha concluso che in seguito all’ esposizione al BPA il corpo umano metabolizza ed elimina questa sostanza rapidamente.
Fino a quale quantità è possibile consumare senza che si producano effetti nocivi?
Un bambino di tre mesi alimentato con biberon che pesa circa 6 kg
dovrebbe consumare più del quadruplo del normale numero di biberon di
alimenti per lattanti al giorno prima di raggiungere la TDI.
Cosa si intende con l’espressione “dose giornaliera tollerabile” (TDI)?
La TDI è una stima della quantità di una sostanza,
espressa in base al peso corporeo, che può essere ingerita ogni giorno
per tutta la vita senza rischi apprezzabili.
Per quale motivo la TDI temporanea è stata sostituita da una TDI definitiva?
La TDI provvisoria viene proposta ogniqualvolta vi siano incertezze nei
dati che possono essere fugate grazie a nuovi studi e quando è noto che
una quantità significativa di dati sarà disponibile nel futuro
prossimo. Nel caso del BPA, il comitato scientifico sull’alimentazione
umana (SCF) aveva stabilito una TDI provvisoria nel 2002, applicando un
ulteriore fattore di incertezza 5 volte superiore rispetto al fattore
di incertezza di 100 solitamente usato. Questo perché all’epoca
mancavano dati completi derivanti da studi sulla riproduzione e lo
sviluppo. Grazie ai risultati del nuovo studio condotto su due
generazioni di topi, pubblicato nell’ottobre 2006, e ai dati derivanti
da altri studi pubblicati negli ultimi 4 anni, si è potuta colmare
questa lacuna informativa e il gruppo AFC è stato in grado di stabilire
una TDI definitiva di 0,05 milligrammi/kg di peso corporeo utilizzando
il normale fattore di incertezza di 100.
INFORMAZIONE RIPORTATA DAL SITO DELL' EFSA :
http://www.efsa.eu.int/EFSA/KeyTopics/efsa_locale-1178620753820_BisphenolA.htm