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    November 14

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    ...Forse questa solitudine
    è l'autobiografia di uno spettatore che
    non sa far altro che guardare gli altri
    ma non sa scrivere nient'altro che di sé..

     
    [ La Crus ]
     
     
    September 07

    Pronto per l'espianto ma il paziente dichiarato morto per arresto cardiaco era vivo

     

    Il fatto risale al febbraio  2008 a Parigi: un 45enne vittima di un infarto per strada viene rianimato in  ambulanza per 10 minuti e consegnato all'ospedale La Pitiè-Salpetriè che lo  considera “morto per arresto cardiaco”, ma continua la rianimazione per  trasformarlo in donatore. L'équipe dell'espianto tarda a venire e i medici  nell'attesa sono costretti a praticare il massaggio cardiaco per un'ora e  mezza, non per salvarlo ma per mantenere l'attività circolatoria elemento  indispensabile per ottenere organi (reni) utili al trapianto. In sala  operatoria il suo cuore riprende a battere autonomamente, il paziente dà segni  di sofferenza: è vivo.

    Quel ritardo è stato provvidenziale, ora parla e  cammina. Ma i medici hanno fretta di procacciare i reni per coloro che sono in  lista d'attesa. Una équipe puntuale lo avrebbe ucciso.

    A lato della falsa “morte cerebrale”dichiarata  d'autorità a cuore battente su persone ventilate, per ottenere organi vivi  pulsanti, si sta diffondendo un nuovo stratagemma sanitario praticato a  tradimento in alcune nazioni: la morte dichiarata in arresto cardiaco precoce  di soli 2/5 minuti. Aprendo a questa ulteriore definizione di morte, i medici  trapiantisti sperano di incrementare il numero di organi disponibili, ma la  comunità medica è divisa su questo modo di procedere.

    “E' palese che le definizioni di morte sono state  distorte per ottenere organi da trapiantare”, dice il prof. Dr. Massimo Bondì  chirurgo e patologo generale “la morte cerebrale non è morte, ma nella  migliore delle ipotesi è prognosi di morte” e aggiunge “la morte cardiaca  precoce dichiarata in 2/5 minuti non è morte perché è una situazione  potenzialmente reversibile, quindi si deve parlare di omissione di soccorso”.  Ciò dimostra che gli organi non sono mai presi dai morti, ma sempre dai vivi o  dai morenti.

    L'aspetto più grave  della “donazione” in arresto cardiaco è la prassi di somministrare farmaci  come anticoagulanti prima o all'atto della rimozione della ventilazione col  solo fine di preservare gli organi durante l'espianto e non a favore del  paziente.

    Sembra inoltre che i medici abbiano dimenticato che  esiste la “morte apparente”, soprattutto negli infartuati, dove il movimento  vermicolare delle fibre muscolari del miocardio garantisce una circolazione  subliminale che manda ossigeno al cervello, per cui il cuore può riprendersi,  se gli si lascia il tempo necessario. Tale movimento non è percepito  dall'elettrocardiogramma (ECG). Sono segnalati circa 1000 casi all'anno di  “morti apparenti” nel registro europeo. Sarebbe interessante verificare se  nelle nazioni che hanno introdotto i programmi sperimentali per l'espianto in  “presunto arresto cardiaco”, i casi di “morte apparente” siano diminuiti.  Sarebbe la prova che i pazienti vengono uccisi dalla fretta di  espiantare.

    In Italia per legge “l'accertamento della morte per  arresto cardiaco può essere effettuato da un medico (anche non cardiologo ndr)  con il rilievo grafico dell'elettrocardiogramma (ECG) protratto per 20 minuti  primi” o dopo 24 ore di semplice osservazione e nel dubbio di “morte  apparente” 48 ore.

    Viene spontanea una domanda: dopo la sospensione  autoritaria della ventilazione su un cosiddetto “morto cerebrale” non  donatore, qual è l'attesa prima di considerarlo morto cardiaco? Dopo 20 minuti  o è subito considerato morto e usato per reni e tessuti? Possiamo veramente escludere che i nostri medici nel chiuso delle sale operatorie non espiantino  i reni subito dopo il presunto arresto cardiaco?

    Abbiamo le prove che l'Italia sta lavorando al  nuovo stratagemma sanitario. L'Italia impara dalla Spagna dove il 30% degli  espianti di reni è fatto con questo trucco, come in USA, Canada, Inghilterra,  Francia. Il dibattito pubblico è stato tacitato ovunque  nell'interesse dell'industria trapiantistica.


    Comitato  medico-scientifico

    Prof. Dr. Massimo  Bondì, L. D. Pat. Chir. e  Prop. Clin.

    Nerina Negrello, Presidente della LEGA  NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE  BATTENTE.

     
    Fonte:
    www.antipredazione.org
    "Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente" Indirizzo: Pass. Canonici Lateranensi, 22 - 24121 Bergamo (ITALIA)
    Tel. 035-219255, Fax 035-235660,  lega.nazionale@antipredazione.org
     

    forbiddenlovebylienosaugc0

     

     


    September 03

    VeRoNiCa DeCiDe Di MoRiRe [Paulo Coelho]

     
    "..Il Vetriolo veniva distillato dall' organismo degli esseri umani in una situazione di paura.. Comunque era facilmente riconoscibile dal sapore, che non era nè dolce nè alato, ma amaro. Era curioso che nessuno avesse fatto riferimento al Vetriolo come a un tossico mortale, benchè la maggior parte delle persone colpite ne avesse identificato il sapore e si riferisse al processo di avvelenamento con il termine di Amarezza.
    Nell' organismo di tutti gli essei umani è presente l' Amarezza, proprio come alligna il bacillo della tubercolosi. Ma le due malattie attaccano solo quando la persona è debilitata: nel caso dell' Amarezza, la malattia compare quando si manifesta la paura della cosiddetta Realtà.
    Nella frenesia di voler costruire un mondo inviolabile per qualsiasi minaccia proveniente dall' esterno, alcune persone aumentano esageratamente le difese contro l'esterno e lasciano sguarnito l' interno.
    Da quel momento, L' Amarezza comincia a causare danni irreversibili. 
    Il grande bersaglio dell' Amarezza - o del Vetriolo, come preferiva definirlo il dottor Igor _ era la volontà.
    Le persone colpite dal male perdevano a poco a poco ogni voglia di agire, e nel volgere di qualche anno non sapevano più uscire dal proprio mondo, avendo sprecato enormi energie nella costruzione di alte muraglie, affinchè la realtà fosse come essi desideravano.
    .. Il grande problema dell' avvelenamento da Amarezza era che le passioni - l' odio, l' amore, la disperazione, l' entusiasmo, la curiosità - smettevano di manifestarsi. Dopo qualche tempo, all' amareggiato non restava nessun desiderio. E non aveva voglia nè di vivere nè di morire: ecco il problema. "
     
     
    ".. Stavo piangendo proprio per questo. - disse Veronika - Quando ho preso le pastiglie, volevo uccidere qualcuno che detestavo.
    Non sapevo che, dentro di me, esistevano altre Veronike che avrei potuto amare. "
     
                                                                          
    May 10

    Le NuVoLe - Fabrizio De Andrè

     

    Vanno/Vengono/ogni tanto si fermano/e quando si fermano/sono nere come il corvo/sembra che ti guardino con malocchio/

    Certe volte sono bianche/e corrono/e prendono la forma dell'airone/o della pecora/o di qualche altra bestia/ ma questo lo vedono meglio i bambini /che giocano a corrergli dietro per tanti metri /

    Certe volte ti avvisano con rumore/ prima di arrivare /e la terra si trema /e gli animali si stanno zitti /certe volte ti avvisano con rumore /

    Vanno /vengono /ritornano /e magari si fermano tanti giorni/che non vedi più il sole e le stelle /e ti sembra di non conoscere più /il posto dove stai /

    Vanno /vengono /per una vera /mille sono finte /e si mettono li tra noi e il cielo /per lasciarci soltanto una voglia di pioggia 

     


     

    PeR uNa VeRa MiLLe SoNo FiNTe

    Ci aPPoGGio i PieDi, Le LaSCio SFuMaRe SaLTeLLaNDo PeR iL CieLo [Da Me a Te]

    NuVoLe Di FuMo, PRoNTe aD aNDaRSeNe e a ToRNaRe, a CaMBiaRe FoRMa

    MeNTRe Tu Lì, VeRo,

    iL Mio PuNTo D'oSSeRVaZioNe iN MeZZo aL CieLo [Mi DoNDoLo TRa Le NuVoLe, aLTaLeNa Di SeNTiMeNTi  CHe Mi PoRTaNo SeMPRe Più ViCiNo a Te]

    io VoLo

    March 28

    iL PiCCoLo PRiNCiPe - iNTRo -

     

    Il mio disegno numero uno, era così… Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”

    Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.

    Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava così… Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro. Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato.

    I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta. Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma l’opinione che avevo di loro non è molto migliorata. Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva. Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “E’ un cappello”.

    E allora io non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

    Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente con il mio aeroplano, nel deserto del Sahara. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: “Mi disegni, per favore, una pecora?”

    Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà. Non avevo mai disegnato una pecora e allora feci per lui uno di quei due disegni che avevo fatto tante volte: quello del boa dal di fuori; e fui sorpreso di sentirmi rispondere: “No, no, no! Non voglio l’elefante dentro al boa. Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora”.

    Feci il disegno. Lo guardò attentamente, e poi disse: “No! Questa pecora è malaticcia. Fammene un’altra”. Feci un altro disegno. Il mio amico sorrise gentilmente, con indulgenza. “Lo puoi vedere da te, che questa non è una pecora. È un ariete. Ha le corna”. Rifeci il disegno una terza volta, ma fu rifiutato come i due precedenti. Buttai giù un quarto disegno. E tirai fuori questa spiegazione: “Questa è soltanto la sua cassetta. La pecora che volevi sta dentro”.

    Fui molto sorpreso di vedere il viso del mio piccolo giudice illuminarsi: “Questo è  proprio quello che volevo. Pensi che questa pecora dovrà avere una gran quantità d’erba? Perché dove vivo io, tutto è molto piccolo…” “Ci sarà certamente abbastanza erba per lei, è molto piccola la pecora che ti ho dato”. Si chinò sul disegno: “Non è poi così piccola che… oh, guarda! Si è messa a dormire…” E fu così che feci la conoscenza del piccolo principe. Mi sarebbe piaciuto cominciare questo racconto come una storia di fate. Mi sarebbe piaciuto dire: “C’era una volta un piccolo principe che viveva su un pianeta poco più grande di lui e aveva bisogno di un amico…” Per coloro che comprendono la vita, sarebbe stato molto più vero. Sono già sei anni che il mio amico se n’è andato con la sua pecora e io cerco di descriverlo per non dimenticarlo.

    È triste dimenticare un amico. Ed è anche per questo che ho comprato una scatola coi colori e con le matite. Non è facile rimettersi al disegno alla mia età quando non si sono fatti altri tentativi che quello di un serpente boa dal di fuori e dal di dentro, e all’età di sei anni. E finirò per sbagliarmi su certi particolari più importanti. Ma questo bisogna perdonarmelo. Il mio amico non mi dava mai delle spiegazioni. Forse credeva che fossi come lui. Io, sfortunatamente, non sapevo vedere le pecore attraverso le casse. Può darsi che io sia un po’ come i grandi. Devo essere invecchiato.

     

    °°Ho CoMPRaTo uNa SCaToLa Coi CoLoRi e Le MaTiTe - Ma L' Ho aPeRTa SoLo iNSieMe a Te°°

    March 27

    QueLLo CHe SeNTo - Carmen Consoli

     
     
    Potrei parlare, discutere, stringere i denti, sorridere
    mentire infinitamente dire e ridire inutilità
    mostrare falsa, ipocrita serenità
    quando le parole si ribellano, favole fiumi, mari, di
    perplessità non c'è una ragione per non provare
    quello che sento dentro
    un cielo immenso dentro
    quello che sento

    Ho bisogno di stare con te
    regalarti le ali di ogni mio pensiero
    oltre le vie chiuse in me
    voglio aprire il mio cuore
    a ciò che è vero

    Potrei parlare, discutere, stringere i denti, sorridere
    mentire infinitamente dire e ridire inutilità
    mostrare falsa, ipocrita serenità
    quando le parole si ribellano, favole fiumi, mari, di
    perplessità non c'è una ragione per non provare
    quello che sento dentro
    un cielo immenso dentro
    quello che sento

    Ho bisogno di stare con te
    regalarti le ali di ogni mio pensiero
    oltre le vie chiuse in me
    voglio aprire il mio cuore
    a ciò che è vero
     

     
    March 23

    IL NEGOZIO DI ANTIQUARIATO - N.Fabi

    Non si può cercare un negozio di antiquariato 
    in via del corso
    Ogni acquisto ha il suo luogo giusto 
    e non tutte le strade sono un percorso

    Raro è trovare una cosa speciale
    nelle vetrine di una strada centrale
    Per ogni cosa c'è un posto
    ma quello della meraviglia 
    è solo un po' più nascosto
    Il tesoro è alla fine dell'arcobaleno
    che trovarlo vicino nel proprio letto
    piace molto di meno

    Non si può cercare un negozio di antiquariato 
    in via del corso
    Ogni acquisto ha il suo luogo giusto
    e non tutte le strade sono un percorso

    Come cercare l'ombra in un deserto
    o stupirsi che è difficile incontrarsi in mare aperto
    Prima di partire si dovrebbe essere sicuri
    di che cosa si vorrà cercare dei bisogni veri
    Allora io propongo per non fare confusione
    a chi ha meno di cinquant'anni
    di spegnere adesso la televisione

    Non si può entrare in un negozio 
    e poi lamentarsi che tutto abbia un prezzo
    se la vita è un'asta sempre aperta
    anche i pensieri saranno in offerta

    Ma le più lunghe passeggiate
    le più bianche nevicate e le parole che ti scrivo
    non so dove l'ho comprate
    di sicuro le ho cercate senza nessuna fretta
    perché l'argento sai si beve
    ma l'oro si aspetta

     
    L'ARGENTO SI BEVE, MA L'ORO SI ASPETTA ... 
    VoGLio BeRTi a PiCCoLi SoRSi °° PeR NoN FiNiRTi Mai °°  
    - tu mi entri nel sangue sorso dopo sorso -
     
    [ Questo Tutto vale il suo prezzo ]
     
     
     
    March 21

    GARCIA LORCA

    Com'è limpido l'orizzonte!

    E questa tristezza?

    (Se ne andrà via di corsa

    appena tu ritorni.)

     

    Come brilla l'orizzonte!

    E questa tristezza?

    (Vieni tra le mie braccia.

    Non vedi come s'allontana?)

     

    Oh, che fiamma d'orizzonte!

    E questa tristezza?

    (Arde con me

    e con lei.)

     

    March 20

    QUALCHE SPLENDIDO GIORNO - ModenaCityRamblers

    Il faro tagliava la notte, un filo d'acqua bagnava la strada.
    Camminavano insieme in direzione del ponte.
    Da un portone una tromba suonava.
    Lei guardava in basso le scarpe, tra cicche spente, giornali e lattine.
    Lui fischiava un vecchio blues e pensava ad una cosa qualunque da dire.
     
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.
     
    Una vecchia indiana vestita di giallo li osservava seduta a un balcone.
    Lei sorrise appena e gettò una moneta al mendicante dal cappello marrone.
    Lui marcava i passi come Jimmy Dean, masticando una frase d'addio.
    "Ogni cosa è già fatta, ogni cosa è già detta, quando vedi che il racconto è finito."
     
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.
     
    Il marciapiede era grigio e deserto, nella notte un lampione brillava.
    Lui la strinse forte al suo fianco, mentre lontano un cane abbaiava.
    "Era tutto scritto da sempre sai. Era racchiuso nel mazzo di carte.
    Che la donna rossa si incontra col fante, ma alla fine il giro riparte."
     
     
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.
     
    Lei gli disse: "Che il viaggio sia buono."
    Lui rispose soltanto: "Lo sarà."
    March 19

    SIMBIOSI - MEG

      Sogno o realtà
    Dimmi di che materia è fatta questa vita
    Senza l'uno l'altra m'immagino sarebbe
    Come un tunnel senza uscita
    Come i Magi senza la cometa
    Come Ulisse senza la sua curiosità
    Come un piano che nessuno suonerà
    Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
    Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
    Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
    I sogni non coincideranno mai con la realtà
    Disegno la realtà
    Come fossi il genio della lampada
    Mille e una possibilità
    Aspettano solo che io schiocchi le dita
    E che avvenga la simbiosi magica
    Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
    Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
    Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
    I sogni non coincideranno mai con la realtà
    Un pensiero improvviso m'illumina
    Come una lanterna
    Non so come si sia acceso
    Ma un motivo di sicuro ci sarà
    Mi dico che devo tenere
    I piedi ben piantati a terra
    Per far radicare desideri
    Che nessuno mai nessuno estirperà
    Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
    Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
    Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
    I sogni non coincideranno mai con la realtà

    March 02

    NERUDA

     

     

    Saprai che non t'amo e che t'amo.

    Saprai che non t'amo e che t'amo

    perché la vita è in due maniere,

     la parola è un'ala del silenzio,

    il fuoco ha una metà di freddo.

     Io t'amo per cominciare ad amarti,

    per ricominciare l'infinito,

    per non cessare d'amarti mai:

     per questo non t'amo ancora.

    T'amo e non t'amo come se avessi nelle mie mani

    le chiavi della gioia e un incerto destino sventurato.

    Il mio amore ha due vite per amarti.

    Per questo t'amo quando non t'amo

     e per questo t'amo quando t'amo.

    NESSUN LUOGO è LONTANO °°R.Bach°°

    Rae, cara!
    Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
    La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena.
    Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
    Non vedo l'ora di essere da te!


    Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta. E tuttavia - quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
    Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse: "Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa".
    "Ma sicuro che vado, alla festa" dissi io. "Cos'è che ti riesce tanto difficile da capire?"
    Lui non rispose niente, lì per lì, ma quando arrivammo alla casa del gufo, mi disse: può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?".


    "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi al gufo.
    Mi parve strano di re vado, è vero, dopo quanto mi aveva detto il colibrì, ma lo stesso mi espressi in quel modo, perché Gufo mi capisse.
    Lui pure restò zitto per un pezzo, seguitando a volare.
    Un silenzio tutt'altro che ostile.
    Ma quando mi ebbe condotto sano e salvo a casa dell'aquila, così mi parlò: "Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco perché chiami piccola, la tua amica".
    Ma sicuro che è piccola" dissi "dal momento che non è ancora grande. Cos'è che ti riesce tanto duro da capire?"
    Gufo allora mi guardò, coi suoi occhi profondi color ambra, mi sorrise e mi disse: "Pensaci su".


    "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi all'aquila. Mi faceva un po' specie, veramente, dire vado e dire piccola, dopo quanto mi avevano detto Colibrì e Gufo, ma lo stesso mi espressi a quel modo, affinché Aquila potesse capirmi.
    Insieme volammo, al di sopra delle vette, a gara con i venti di montagna. Alla fine lei mi disse: "Ci capisco ben pooc in quel che dici, ma men che mai capisco la parola compleanno".
    "Ma sicuro: compleanno" dissi io. "S'intende festeggiare il giorno in cui ebbe inizio la vita di Rae, e prima del quale lei non c'era. Cosa c'è di tanto difficile da capire, in questo?"
    Aquila allora incurvò le ali e dopo una picchiata rapidissima, atterrò con dolcezza, su una roccia, nel deserto. "Ci sarebbe stato un tempo anteriore alla nascita di Rae? Non pensi piuttosto che la vita di Rae sia cominciata prima ancora che il tempo esistesse?"


    "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" così dissi anche a Falco. Mi suonava un po' strano tuttavia dire vado, dire piccola e compleanno, dopo quanto avevo udito da Colibrì, da Gufo e Aquila, tuttavia così mi espressi perché Falco mi capisse.
    Sorvolammo veloci il deserto, e alla fine lui mi disse: "Sai capisco ben poco di ciò che mi dici, ma meno di tutto mi spiego quel tuo sta crescendo".
    "Ma sicuro che Rae sta crescendo" dissi io "Adesso è più vicina all'età adulta, e un anno più lontana dall'infanzia.
    Cosa c'è di tanto arduo da capire, quanto a questo?
    Falco alfine atterrò su una spiaggia solitaria.
    "Un anno più lontana dall'infanzia? Non mi sembra che questo sia crescere!"
    Si sollevò di nuovo in volo e, di lì a poco, scomparve.


    Il gabbiano, lo so, era molto saggio.
    Volando insieme a lui, riflettei bene prima di parlare e scelsi con cura le parole, dimodoché capisse che qualcosa pur avevo imparato.
    "Gabbiano" gli dissi alla fine "perché mi porti in volo da Rae, quando sai che in realtà io già sono con lei?
    Di là dal mare, di là dai monti, finalmente il gabbiano calò e si posò sopra il tetto di casa tua.
    "Perché l'importante mi disse che tu sappia la verità. Finché non la sai - finché non la capisce veramente - puoi soltanto afferrarne qualche stralcio, o brandello, e non senza un aiuto dall'esterno: da macchine, uomini, uccelli. Ma ricordati" disse "che l'essere ignota non impedisce alla verità d'essere vera".
    Ciò detto disparve.


    E' venuto il momento di aprire il regalo.
    I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via. Io invece ho un regalo migliore, per te.
    E' un anello da mettere al dito. E brilla di una luce tutta sua.
    Nessuno può portartelo via; non può essere distrutto. Tu sei l'unica al mondo che riesca a vedere l'anello che io ti dono, come io ero l'unico in grado di vederlo quand'era mio.
    Questo anello ti dà un nuovo potere. Messo al dito, potrai levarti in volo con tutti gli uccelli dell'aria - vedere attraverso i loro occhi dorati - palpare il vento che sfiora le loro vellutate piume - e potrai quindi conoscere la gioia di sollevarti lassù, in alto, al di sopra del mondo e di tutte le sue pene. Potrai restarci quanto ti parrà, su nel cielo, al di là della notte, e oltre l'alba. E quando avrai voglia di tornar giù di nuovo, vedrai, tutte le tue domande avranno risposta e tutte le tue ansie si saranno dileguate.
    Al pari di ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi.
    Dapprincipio l'impiegherai solo quando sei fuori di casa, all'aperto, guardando l'uccello insieme al quale voli.
    Ma poi, più in là, se l'adoperi ben bene, funzionerà anche con quegli uccelli che non vedi; finché t'accorgerai che non ti occorre né l'anello né l'uccello per volare al di sopra delle nubi, nel sereno.
    E quando arriverà per te quel giorno, tu dovrai a tua volta donare il tuo dono a qualcuno che sai ne farà buon uso; costui potrà apprendere, allora, che le uniche cose che contano sono quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini.
    Rae questo è l'ultimo anniversario che festeggio con te in modo speciale.
    Dai nostri amici uccelli ho imparato quanto segue.


    Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.
    Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita - come tutti facciamo - per il gusto di vivere.
    Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai.
    Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d'avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
    Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.


    Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c'incontreremo - quando ci piacerà - nel bel mezzo dell'unica festa che non può mai finire.


     
    February 01

    CHIEDIMI SE SONO FELICE ° Samuele Bersani °


    Felicità
    improvvisa vertigine
    illusione ottica
    occasione da prendere

    Parcheggia là
    senza frecce o triangolo

    Tutti dormono già
    e si é spento il semaforo
    ieri a te
    oggi io sono il prossimo

    quanto durerà
    io lo chiedo agli altri ma
    si vede che
    c'era un filo invisibile
    se n'è andata via
    resta la scenografia

    Felicità,
    ricordare é un pericolo,
    come si elimina
    un quintale di fosforo?.

    E infatti, infatti non dimentico
    la mia fotografia
    e l'amore se non ce l'ho

    Ripeterei tutto quello che è passato
    comprese le tue bugie
    perché le scoprirei molto prima e senza aiuto

    Precipita
    dallo spazio un giocattolo
    di alta robotica
    è il futuro fantastico

    Ripeterei tutto quello che m'hai dato
    comprese le tue bugie
    perché le scoprirei molto prima e senza aiuto

    Felicità
    dichiarata fac-simile
    dal giudizio che ha
    rilasciato un orefice

    Quella vera sarà
    senza un graffio di ruggine
    .
     
     
    January 24

    SERENATA

     
    Il tempo è calmo e l'ora è così dolce...
    Sarebbe un crimine violare questa pace
    sia pure con un liuto, quando dorme
    la Natura e le stelle sono mute.
    Sulle onde dell' oceano splendente
    si scorge un'immagine d' Elisio:
    sette Plèiadi in estasi nel cielo
    ne fanno nascere altre sette sulle acque.
    Endimione annuendo dall' alto
    vede nel mare un secondo amore.
    Nelle valli fosche e tenebrose
    e sulla cima spettrale del monte
    esausta la luce si distende
    e la terra, le stelle, il cielo e il mare
    sono impregnati di sonno, come io
    sono impregnato di te e del tuo amore
    che m' incanta, Adelina, e ne profumo.
    Ma ascolta, ascolta! Tenera, pianissimo,
    la voce del tuo amante questa notte
    ti sfiorerà, e tu scambierai, svegliandoti,
    le mie parole per la musica di un sogno.
    Non turberà il tuo sonno, amore mio,
    nessun suono aspro - o Dio del cielo! -
    ed i nostri pensieri, i nostri spiriti
    in ogni atto si mescoleranno.
     
     
    *E.A.POE*
    December 12

    "   Che tu venga  dal cielo
                                     
               - o dall'inferno -
                                                                   
                                                                    CHE IMPORTA
                                             -
    o Bellezza,
    mostro enorme, spaventevole, ingenuo-
     
     
     
     
     
     
      se l'occhio     -        il sorriso
                     
                  -  il piede tuo -
                                                         
                                                           M' APRONO LA PORTA

                                                              d'un Infinito che amo
                                                                                     
                                                                                               
                                                                                           e non ho mai conosciuto?  "
     
     
    *Baudelaire*
     
     
     
     PS - GRAZIE ALL' AUTORE DEL DIZIONARIO PISCITELLI PER LE INDICAZIONI SULL' INSERIMENTO DELLE FOTO  :D
    December 11

    UN ACROSTICO

     
    Elizabeth, è vano che tu dica                                                              
    "non amare"-con quel tuo dolce modo.                                                   
    Invano le parole tue o di L.E.L.                                                          
    han rafforzato i talenti di Santippe.                                                     
    Se ti viene dal cuore quel linguaggio,                                                     
    rendi le tue labbra meno incantevoli                                                       
    e vela i tuoi begli occhi, te ne prego.                                                    
     
     
                                                      Ricorda che Endimione, quando un giorno
                                                      la Luna volle curarne l'amore,           
                                                      fu curato d'ogni altra cosa,             
                                                      non gli restò più niente, nè passione,    
                                                      nè orgoglio, nè follia-                   
                                                                               perchè morì.      
     
      *E.A.Poe*
    December 04

    IL PICCOLO PRINCIPE

    <<...Ma capitò che il piccolo principe, avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoprì alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini.
    "Buon giorno", disse.
    Era un giardino fiorito di rose.
    "Buon giorno", dissero le rose.
     
    Il piccolo principe le guardò.
    Assomigliavano tutte al suo fiore.
    "Chi siete?" domando loro stupefatto il piccolo principe.
    "Siamo delle rose", dissero le rose.
    "Ah!" fece il piccolo principe.
    E si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.
    "Sarebbe molto contrariato", si disse, "se vedesse questo… Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perché se no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire…"E si disse ancora: "Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l'uno, forse, spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante…"
    E, seduto nell'erba, piangeva. 
     

     
    In quel momento apparve la volpe.
    "Buon giorno", disse la volpe.
    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…"
    "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino…"
    "Sono una volpe", disse la volpe.
    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono cosi triste…"
    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
    "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
    "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
    "Gli uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
    "No", disse il piccolo principe. "Cerco amici. Che cosa vuole dire "addomesticare"?"
    "E una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"…"
    "Creare dei legami?"
    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.
    Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
    "Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…"
    "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra…"
    "Oh! Non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
    La volpe sembro perplessa:
    "Su un altro pianeta?"
    "Si".
    "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
    "No".
    "Questo mi interessa! E delle galline?"
    "No".
    "Non c’e niente di perfetto", sospiro la volpe.
    Ma la volpe ritorno alla sua idea:
    "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
    La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:
    "Per favore… addomesticami", disse.
    "Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
    "Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
    "Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu vicino…"
    Il piccolo principe ritornò l’indomani.
    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
    "Che cos’è un rito?" disse il piccolo principe .
     "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì e un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
    Cosi il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "… piangerò".
    "La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
    "E' vero", disse la volpe.
    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
    "E' certo", disse la volpe.
    "Ma allora che ci guadagni?"
    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
    Poi aggiunse:
    "Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua rosa e unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto un mio amico e ora e per me unica al mondo".
    Le rose erano a disagio.
    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, e più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre perle farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
    E ritorno dalla volpe.
    "Addio", disse.
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".
    "L’essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.
    "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante".
    "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
    "Io sono responsabile della mia rosa…" ripeté il piccolo principe per ricordarselo.>>
     
     
    *Antoine de Saint Exupery*
    November 30

    UNA POESIA STUPENDA

    QUESTO AMORE

    Questo amore
    Così violento
    Così fragile
    Così tenero
    Così disperato
    Questo amore
    Bello come il giorno
    Cattivo come il tempo
    Quando il tempo è cattivo
    Questo amore così vero
    Questo amore così bello
    Così felice
    Così gioioso
    Così irrisorio
    Tremante di paura come un bambino quando è buio
    Così sicuro di sè
    Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
    Questo amore che faceva paura
    Agli altri
    E li faceva impallidire
    Questo amore tenuto d'occhio
    Perché noi lo tenevamo d'occhio
    Braccato ferito calpestato fatto fuori negato
    Cancellato
    Perché noi lo abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori
    Negato cancellato
    Questo amore tutt'intero
    Così vivo ancora
    E baciato dal sole
    È il tuo amore
    È il mio amore
    È quel che è stato
    Questa cosa sempre nuova
    Che non è mai cambiata
    Vera come una pianta
    Tremante come un uccello
    Calda viva come l'estate
    Sia tu che io possiamo
    Dimenticare
    E poi riaddormentarci
    Svegliarci soffrire invecchiare
    Addormentarci ancora
    Sognarci della morte
    Ringiovanire
    E svegli sorridere ridere
    Il nostro amore non si muove
    Testardo come un mulo
    Vivo come il desiderio
    Crudele come la memoria
    Stupido come i rimpianti
    Tenero come il ricordo
    Freddo come il marmo
    Bello come il giorno
    Fragile come un bambino
    Ci guarda sorridendo
    Ci parla senza dire
    E io l'ascolto tremando
    E grido
    Grido per te
    Grido per me
    Ti supplico
    Per te per me per tutti quelli che si amano
    E che si sono amati
    Oh sì gli grido
    Per te per me per tutti gli altri
    Che non conosco
    Resta dove sei
    Non andartene via
    Resta dov'eri un tempo
    Resta dove sei
    Non muoverti
    Non te ne andare
    Noi che siamo amati non t'abbiamo
    Dimenticato
    Tu non dimenticarci
    Non avevamo che te sulla terra
    Non lasciarci morire assiderati
    Lontano sempre più lontano
    Dove tu vuoi
    Dacci un segno di vita
    Più tardi, più tardi, di notte
    Nella foresta del ricordo
    Sorgi improvviso
    Tendici la mano
    Portaci in salvo.

    *PREVERT*

    November 29

    ITACA

    Quando partirai, diretto a Itaca,

    che il tuo viaggio sia lungo

    ricco di avventure e di conoscenza.

     

    Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi

    Né il furioso Poseidone;

    durante il cammino non li incontrerai

    se il pensiero sarà elevato, se l’emozione

    non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito.

    I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone

    Non saranno sul tuo cammino

    Se non li porterai con te nell’anima,

    se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi.

     

    Spero che la tua strada sia lunga.

    Che siano molte le mattine d’estate,

    che il piacere di vedere i primi porti

    ti arrechi una gioia mai provata.

    Cerca di visitare gli empori della Fenicia

    E raccogli ciò che v’è di meglio.

    Vai alle città d’Egitto,

    apprendi da un popolo che ha tanto da insegnare.

     

    Non perdere di vista Itaca,

    poiché giungervi è il tuo destino.

    Ma non affrettare i tuoi passi;

    è meglio che il viaggio duri molti anni

    e la tua nave getti l’ancora sull’isola

    quando ti sarai arricchito

    di ciò che hai conosciuto nel cammino.

    Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze.

    Itaca ti ha già dato un bel viaggio;

    senza Itaca, tu non saresti mai partito.

    Essa ti ha già dato tutto, e null’altro può darti.

     

    Se, infine, troverai che Itaca è povera,

    non pensare che ti abbia ingannato.

    Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa,

    e questo è il significato di Itaca.

     

     -ITACA-  Konstandinos Kavafis [1863 – 1933]. 

    November 08

    FALSE PARTENZE

     
     
    Il cuore comincia fertile
     
    poi lo si innaffia quando
    ci si ricorda
     
    e l'amo si incastra nel palato
     
    e la prima linea delle assenze
    guadagna metro su metro
     
    e spore con la valigia pronta
    si siedono ad aspettare
    un vento qualsiasi
     
    poi i denti dopo i denti da latte
    si cariano
     
    e le porte fuori dalla nostra camera
    non ci fanno dormire
     
    e le mosche sono più veloci
    di tutti i nostri schiaffi
     
    e la tigna striscia
     
    e il chiromante
    ci dice quanto
    la linea della vita
    sia lunga
    mai che dica
    quanto
    sia larga
     
    e il cielo può
    distare
    altrimenti
    a seconda
     
    e la musica
    ha un suo modo
    di fermarsi
     
    e piangere serve ad altro
     
    poi succede che qualcuno
    il proprio cuore
    se lo strappi a mano
    e lo serva nella ciotola ai cani
    o lo ficchi nella macinatrice per burger
    del locale in franchising
    o ne disinneschi
    il congegno a orologeria
    o lo fissi con la molletta
    contro i raggi della bici
    o lo presti per il lancio
    ai tiratori a piattello
    o gli stringa una benda
    attorno alla bocca
     
    probabile che abbia sentito
    che senza un cuore
    l'infarto non viene
     
    *LIGABUE*